IL VERRI (prima serie)


1956-1961



Scheda a cura di FRANCESCA ROCCHETTI

Rivista nata a Milano nel 1956, in un caffè di Via Verri, per iniziativa di Luciano Anceschi che la dirige fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1995.

Nel corso degli anni la rivista è passata attraverso numerose serie, con mutamenti editoriali, di formato e di redazione.
La prima serie dura dall'autunno del 1956 al dicembre del 1961, per un totale di 26 fascicoli.
Inizialmente viene pubblicata a cadenza trimestrale presso l'editore Mantovani, la direzione si trova a Milano in via Rembrandt 45; Lucio Giordano e Paolo Radaelli figurano come redattori; una copia costa L.750, l'abbonamento annuale ammonta a L. 2.500 per l'Italia e L. 4.000 per l'estero. L'edizione di lusso numerata si può acquistare a L. 10.000, mentre gli studenti hanno diritto ad un abbonamento di L. 2.000.
Nel primo numero del 1958 Giuseppe Pontiggia figura come segretario di redazione e fa una breve comparsa la casa editrice All'insegna del pesce d'oro di Scheiwiller, ma già dal numero successivo (agosto 1958) la rivista passa agli editori Rusconi e Paolazzi di Milano che la pubblicano come bimestrale (da dicembre 1958) fino a tutto il 1961.

Il progetto di lavoro del periodico viene impostato da Anceschi nel Discorso generale apparso sul fascicolo d'apertura. Il direttore ammette sin dall'inizio che il proposito di dar vita ad una rivista di letteratura - in un periodo storico-culturale in cui premono ben altri interessi e in cui chiedersi quale sia lo stato delle cose nella narrativa, nella poesia, nella critica, può apparire un gesto indiscreto e ozioso - sembra un'impresa temeraria, impopolare e indubbiamente difficile. Tuttavia, i giovani amici che costituiscono la società del "Verri" sono convinti che «la poesia e la letteratura sono attività non seconde e nessuna altra attività, del tutto degne dell'uomo, tali, anzi, che dedicare ad esse una attenzione diretta […], sia, anche nella presenti vicende, atto almeno altrettanto necessario quanto risolvere qualsiasi altro problema, non diciamo solo filosofico e morale, ma anche sociale, economico e politico». (Discorso generale, n.1, autunno 1956, p.1). Tutta la rivista tende quindi a dichiarare un sentimento della letteratura che vuole essere "aperto, largo, confortato", e cerca sempre di porre l'attenzione su persone concrete, titoli validi, dati significanti ed esatti, manifestando di volta in volta un orientamento specifico rispetto alle generali domande del tempo. Accanto ai nuovi rapporti tra l'uomo e la tecnica, e alle conseguenze che la soluzione di questi critici rapporti possono avere per la vita stessa della letteratura, grande risalto viene dato agli sviluppi della filosofia. «Non mancano affatto nel nostro paese […] nuovi modi di orientamento speculativo. Vedere in che maniera essi si atteggiano verso l'arte e la letteratura, crediamo sia esame utile non solo a chi "vive nella cosa" ma anche al lettore che spesso, ingiustamente, crede ad una vacanza della filosofia nel nostro paese» (Discorso generale, ivi, p.2).

Tra le spiccate personalità che collaborano al "Verri" ricordiamo Giuseppe Guglielmi, autore di una letteratura del disimpegno, Renato Barilli al quale è affidata la rubrica dedicata alla pittura, Alfredo Giuliani che segue la sezione dedicata alla poesia, Giorgio Bàrberi Squarotti responsabile della narrativa, Fausto Curi della saggistica, Edoardo Sanguineti che si occupa della storia della cultura, Luigi Pestalozza della musica, Emilio Mattioli della filologia, Enzo Mellandri dell'estetica, Walter Moretti della linguistica. Le rubriche fisse dedicate alla letteratura francese, inglese, tedesca e americana sono invece curate rispettivamente da Luciano Erba, Roberto Sanesi, Giorgio Orelli e Glauco Cambon.

Come ci ricorda Elisabetta Mondello nel volume Gli anni delle riviste (Lecce, Micella, 1985), il "Verri", oltre ad avere il ben noto ruolo di promozione nei confronti dello sperimentalismo letterario, pubblica testi, saggi, interventi quasi sempre caratterizzati dallo sforzo di aggiornamento sui dibattiti e sulle nuove direzioni di ricerca, non solo italiane, nei campi più diversi, dalla letteratura all'arte, dalla filosofia alla linguistica. A questo proposito si vedano i molti numeri monografici, presenti anche in questa prima serie, dedicati al Barocco (n.2, 1958 e n.6 1959), al nuovo romanzo francese (n.2, 1959), alla Fenomenologia (n.1, 1960), alla narrativa italiana tra il 1945 e il 1960 (n.1, 1960), all'ars della pittura detta "informale" (n.3, 1961).

Nel quarto fascicolo del 1959 "Il Verri", giunto ormai al quarto anno di vita, annuncia la nascita di tre collane, anch'esse dirette dall'instancabile Anceschi, sorte con l'auspicio di contribuire "alla creazione di un ambiente di buona conversazione e di buon costume". Nella Biblioteca del Verri verranno presentate opere di saggistica, di poesia e di narrativa di rilevante interesse culturale e letterario; i Quaderni del Verri invece ospiteranno libri di largo interesse sperimentale, e in particolare opere di giovani italiani e stranieri che rappresentino quella situazione contemporanea della cultura che "Il Verri" vuole interpretare. Infine, la collana denominata Le poetiche, curata da specialisti del settore, presenterà i principali testi di poetica letteraria e artistica che maggiormente possono incontrare l'attenzione dei lettori.

Dal punto di vista iconografico, con il primo numero del 1959 iniziano a comparire le prime tavole fuori testo (ad opera di Alberto Burri, Edouard Vuillard, Carlo Ramous, Jean Fautrier), e la copertina ospita di volta in volta disegni di Lucio Fontana, Simone Cantarini, Jean Dubuffet, ecc. Si segnalano infine un autografo di Giuseppe Ungaretti e uno di Albert Camus.

Scheda catalografica in ACNP